Gennaio in Abruzzo è il mese in cui forse fa più freddo, forse borghi e città sembrano “morte” senza delle vere atmosfere festaiole, con le giornate ancora corte e qualche commerciante o ristoratore che chiude per ferie – approfittando della “bassa stagione”-!
Invece è forse questo il mese più legato alle tradizioni antiche e ai riti collettivi e troviamo anche un calendario di eventi niente male, che unisce sacro e profano, silenzio e festa, fuoco e maschere.
Chi sceglie questo periodo per un viaggio o un weekend scopre un Abruzzo lontano dalla folla estiva, più intimo e vero, capace di regalare esperienze profonde nei borghi, nelle città e nelle comunità locali.
Chi cerca informazioni su ‘gennaio in Abruzzo‘ spesso desidera capire cosa fare, quali eventi meritano una visita, se è un mese adatto anche alle famiglie o a chi viaggia per passione e la risposta è sì, soprattutto per chi ama immergersi nelle atmosfere locali, scoprire feste popolari che resistono al tempo e vivere il territorio seguendo il ritmo delle stagioni.
Carnevali storici, celebrazioni religiose, riti legati al fuoco e appuntamenti culturali trasformano gennaio in un mese sorprendente, perfetto per un turismo lento e consapevole.
È il mese in cui il sacro e il profano convivono, in cui il fuoco diventa simbolo di rinascita e le comunità si ritrovano attorno a tradizioni che resistono da secoli: chi sceglie di viaggiare in Abruzzo a gennaio non cerca solo eventi, ma esperienze profonde, atmosfere intime e un contatto diretto con l’anima del territorio.
In questo periodo, inoltre, persistono ancora alcuni particolari mercatini invernali e le botteghe artigiane continuano ad animare i centri storici, ideale da abbinare a un itinerario tra borghi e feste tradizionali.
Il fuoco come rito collettivo: le Farchie di Fara Filiorum Petri

Le Farchie, uno dei riti del fuoco più suggestivi d’Italia
Tra le tradizioni più potenti e simboliche di gennaio in Abruzzo spiccano le Farchie di Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti. Come ogni anno la sera del 16 gennaio, il paese si illumina grazie a enormi fasci di canne accesi, portati a spalla e fatti ardere in onore di Sant’Antonio Abate. Non si tratta di una semplice festa, ma di un vero rito collettivo che coinvolge l’intera comunità e affonda le sue radici in tradizioni antichissime, legate al ciclo agricolo e alla protezione degli animali.
Assistere alle Farchie significa entrare in un’atmosfera primordiale, fatta di luce, fuoco e silenzio rispettoso: le strade del borgo diventano un percorso simbolico, in cui il visitatore non è spettatore ma parte di un’esperienza condivisa.
È uno dei motivi principali per scegliere gennaio come mese di viaggio. Un’occasione unica anche per fermarsi nel paese, scoprire le realtà locali e vivere l’Abruzzo più autentico.
Sant’Antonio Abate e le feste religiose in Abruzzo
Chieti, Guardiagrele e i borghi legati al santo del fuoco
Gennaio in Abruzzo è fortemente segnato dalle celebrazioni di Sant’Antonio Abate, che si festeggia il 17 Gennaio ed è patrono degli animali e figura centrale di molte tradizioni rurali: famose le rappresentazioni dei Santa’Antoniari, dove un uomo fa Sant’Antonio, poi ci sono altri frati e qualcuno si veste da diavolo, che stuzzica e tenta ( induce in tentazioni) il Santo; questa rappresentazione allegorica si fa nelle piazze e nelle scuole, anche in giro per le case e viene chiesta una ricompensa ( offerta) in denaro per finanziare le future edizioni.
In numerosi comuni della provincia di Chieti, come Guardiagrele e i borghi della Maiella, il santo viene celebrato con falò, benedizioni e momenti di aggregazione nel giorno della vigilia, come a Fara, e tutto ciò trasforma le piazze in luoghi di incontro, dove anche il freddo pungente della sera d’inverno sembra meno pungente.
O a Lanciano, dove il santo si presenta come un riscuotitore di salsicce, sanguinaccio e similari:
È la veggilie de la mia fèste , So’ menut’ appunde pe’ cquéste, Ji’ so’ menule da la Rocche ; Hajje sapute ca sci ccise lu porche. Ne’ mme le pù nehà’ : Le savecicce m le sci da dà.
Queste feste, spesso meno turistiche rispetto ad altri eventi stagionali, rappresentano una straordinaria occasione per conoscere l’Abruzzo più vero, il viaggio diventa così un percorso tra chiese, piazze illuminate dal fuoco e tavole imbandite, dove il visitatore viene accolto con naturalezza e calore.

Queste i paesi dove si celebra il Santo in stile tradizioni e riti tra fuoco, sacro e profano:
- Ateleta (AQ), con cortei mascherati, fuochi e processione. La mattina è dedicata alla processione e alla benedizione degli animali, mentre nel pomeriggio Sant’Antonio inaugura ufficialmente il Carnevale. Un corteo mascherato di ispirazione storica attraversa il paese per benedire i falò accesi in onore del santo, culminando in una grande festa collettiva attorno al fuoco.
- Pollutri (CH), altra località con tradizione dei falò per Sant’Antonio.
- Celano (AQ), citato tra i paesi che accendono fuochi a gennaio.
- Pretoro (CH), dove si celebra la ricorrenza con fuochi.
- A Pescocostanzo, la sera della vigilia giovani mascherati girano per le case cantando e chiedendo offerte. Il giorno seguente viene acceso un grande falò sotto la rupe del castello e, al calar della sera, si innalzano mongolfiere in onore del santo. La notte prosegue tra cibo, musica e convivialità attorno al fuoco.
- A Scanno, la mattina del 17 gennaio è dedicata alle Sagne di Sant’Antonio Barone. Dopo la messa, le caldaie di sagne condite con ricotta vengono benedette e distribuite ai fedeli, che portano a casa il cibo come gesto di devozione.
- A San Valentino in Abruzzo Citeriore, la tradizione prende vita con lo sbandimende di Sant’Antonio, un’asta pubblica in cui vengono messi in vendita i doni alimentari offerti dagli abitanti per finanziare la festa dell’anno successivo. La giornata si chiude con una rappresentazione popolare delle Tentazioni di Sant’Antonio e, di notte, con la danza della pupa, un grande fantoccio animato al suono dell’organetto tra mortaretti e luci colorate.
- A Collelongo, tra il 16 e il 17 gennaio, si svolge il suggestivo rito delle cuttore. Alcune famiglie del paese preparano i cicerocchi, una minestra di granturco cotta lentamente in grandi caldaie sul fuoco. Durante la notte, cantori e zampognari visitano i focolari compiendo gesti beneauguranti, mentre all’alba il granturco benedetto viene portato in chiesa e distribuito ai fedeli.
N.B. Alcuni eventi ancora non sono stati aggiornati o pubblicizzati per quest’anno, al momento dell’uscita dell’articolo ma noi della redazione vi terremo aggiornati, modificando o aggiungendo gli eventi via via che si avvicina la data in questione.
L’Aquila e l’entroterra: spiritualità e silenzio d’inverno
Borghi e tradizioni tra neve e raccoglimento
Gennaio, nella provincia dell’Aquila, è il mese in cui l’Abruzzo più profondo si lascia scoprire con lentezza: qui l’inverno non è una pausa, ma un tempo pieno, carico di significato, i borghi dell’entroterra, spesso imbiancati dalla neve e avvolti da un silenzio naturale, si animano grazie a celebrazioni religiose e tradizioni che scandiscono l’inizio dell’anno e rafforzano il senso di comunità.
A Rivisondoli, uno degli appuntamenti più attesi è il Presepe Vivente dell’Epifania, tra i più noti e longevi d’Abruzzo. Ogni 5 gennaio la piana ai piedi del borgo si trasforma in una Betlemme d’inverno, con centinaia di figuranti, luci soffuse e un’atmosfera solenne che coinvolge visitatori e famiglie. È un evento che richiama ogni anno migliaia di persone e rappresenta una delle espressioni più intense della spiritualità abruzzese.
Anche Sulmona, pur essendo una città, conserva a gennaio una dimensione raccolta e profondamente legata alle tradizioni religiose. L’Epifania viene celebrata con eventi in centro storico e momenti dedicati alle famiglie, mentre le chiese restano punti di riferimento per chi cerca un’esperienza più intima, lontana dalla confusione delle grandi festività.
Nei borghi della Valle del Sagittario e dell’Alto Sangro, come Scanno, Pescocostanzo, Ateleta e Collelongo, gennaio è segnato dalle celebrazioni di Sant’Antonio Abate, che uniscono fede, fuoco e convivialità. I falò accesi nelle piazze, le processioni, la distribuzione rituale del cibo e le veglie notturne attorno al fuoco trasformano questi paesi in luoghi vivi, nonostante il freddo. Sono feste profondamente sentite, che non nascono per i turisti ma che accolgono chi arriva con rispetto e curiosità.
Visitare l’entroterra aquilano a gennaio significa accettare un ritmo diverso. Si cammina nei centri storici senza fretta, si entra in una chiesa aperta mentre fuori cade la neve, si assiste a un rito che non viene spiegato ma vissuto. È un Abruzzo che non cerca di stupire, ma che lascia un segno profondo, fatto di paesaggi potenti, gesti antichi e un senso di appartenenza che resiste al tempo.
Se stai programmando un viaggio invernale, gennaio è il mese ideale per scoprire questi borghi con rispetto e attenzione.
Pescara e Teramo e altre città che vivono Gennaio
Cultura, mostre e vita urbana invernale
Gennaio in Abruzzo non è solo borghi e tradizioni rurali. Le città, come Pescara e Teramo, continuano a offrire un calendario culturale interessante, con mostre, spettacoli e iniziative che rendono il viaggio stimolante anche per chi ama un contesto urbano. Passeggiare sul lungomare di Pescara in inverno o vivere il centro storico di Teramo senza folla permette di scoprire un volto diverso, più autentico, delle città abruzzesi.
San Sebastiano e il rito della Barchetta a Ortona, sulla Costa dei Trabocchi

Il 20 gennaio, Ortona rinnova uno dei suoi riti più identitari e attesi, una tradizione che da quasi un secolo unisce fede, spettacolo e memoria collettiva. In occasione della festa dedicata a San Sebastiano, patrono della città, il centro storico si trasforma in un grande teatro a cielo aperto, dove sacro e popolare si incontrano in un evento unico nel panorama abruzzese: il Vaporetto.
Al calare della sera, dopo le celebrazioni religiose, la folla si raduna davanti alla Cattedrale di San Tommaso Apostolo, in un’atmosfera carica di attesa. È qui che prende vita il rito della barchetta, una piccola imbarcazione di cartapesta sospesa a mezz’aria lungo un filo metallico che attraversa la piazza, spinta da razzi fumogeni, tra bagliori, spari e scie di luce, la barchetta compie il suo viaggio simbolico di andata e ritorno, culminando in uno scoppio finale che accende l’entusiasmo del pubblico.
Questo spettacolo pirotecnico, che si svolge indicativamente tra le 19.00 e le 19.30, non è solo un momento di festa, ma un vero rito propiziatorio. Secondo la tradizione, tramandata dal 1936, se il Vaporetto completa il suo percorso senza intoppi, l’anno che verrà sarà favorevole per la pesca e per l’agricoltura, due elementi profondamente legati all’identità di Ortona e della sua comunità marinara.
Il Vaporetto o la Barchetta, non è uno spettacolo costruito per i visitatori, ma una tradizione vissuta prima di tutto dagli ortonesi, che ogni anno si ritrovano in piazza come gesto di appartenenza. Ed è proprio questo a renderlo così autentico: chi assiste entra, anche solo per una sera, in un rito collettivo che parla di mare, lavoro, speranza e continuità.
La serata si conclude immancabilmente a tavola, nel rispetto di un’altra tradizione irrinunciabile: “lu puzzunett”, la cena tipica di San Sebastiano: lo stoccafisso, accompagnato da broccoli e peperoni arrosto, viene condiviso in famiglia o gustato nei ristoranti storici della città, trasformando il rito in un’esperienza conviviale che unisce generazioni.
Partecipare al Vaporetto di San Sebastiano significa scoprire un Abruzzo più della costa che, anche in inverno, sa raccontarsi con forza e autenticità. È un appuntamento ideale per chi desidera vivere Ortona fuori stagione, respirare l’atmosfera del centro storico e lasciarsi guidare da una tradizione che, anno dopo anno, continua ad accendere la città e il suo mare.
È il momento giusto per entrare in un bar storico, fermarsi a leggere, osservare la vita quotidiana e sentirsi parte del luogo, anche solo per un weekend.
Leggi anche: Costa dei Trabocchi: weekend tra mare, bici e sapori unici
Perché scegliere gennaio per un viaggio in Abruzzo
Scegliere gennaio in Abruzzo significa abbracciare una dimensione di viaggio lenta, consapevole e profondamente legata all’identità del territorio. È il mese ideale per chi viaggia in famiglia, per chi ama le tradizioni popolari e per i traveller che cercano esperienze che vadano oltre la semplice visita.
Gennaio è anche un’opportunità per scoprire e valorizzare le attività locali, i bar, le botteghe e le strutture ricettive che tengono vivo il territorio tutto l’anno. Se stai programmando un weekend o una vacanza, ti invitiamo a esplorare le altre guide di OPENTOABRUZZO.IT dedicate ai borghi, agli eventi stagionali e ai mercatini d’Abruzzo.
E se gestisci un’attività in Abruzzo, questo è il periodo perfetto per raccontarti a un pubblico attento e curioso, pronto a scoprire l’Abruzzo più vero, quello che a gennaio sa ancora accendere il fuoco delle tradizioni.


Pingback: Cosa fare in Abruzzo questo weekend 9–11 gennaio 2026: eventi, borghi e idee sulla neve
Pingback: Cosa fare in Abruzzo questo weekend 16–18 gennaio 2026: eventi, riti del fuoco